Facciamo chiarezza: approccio Intra, Multi, Inter, Cross, Trans-disciplinare

Aggiornamento: 2 mag 2021

in Gastronomia e Gastrosofia


articolo a cura di Claudio A. Lombardo

Laureando in Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia


La «cultura alimentare» viene definita come un contenitore che include una grande varietà di fenomeni che devono essere studiati intrecciando diverse discipline. Tale intreccio è dovuto alla complessità del fenomeno osservato.

È opportuno preliminarmente distinguere tra “complicazione” – generalmente intesa come un

termine peggiorativo – e complessità. (La distinzione si trova già in von Neumann, il quale la usa

considerando la “complessità” di un ente e la “complessità” di una sua descrizione. I riferimenti in

Prediction, Complexity and Randomness.)

La complessità nasce quando due o più prospettive si incontrano. Possiamo affermare che le relazioni tra i membri familiari sono un esempio di complessità: l’intreccio tra il me, il tu e il noi.

Le relazioni all’interno di quest’ultima sono l’intreccio che fa emergere il concetto stesso di famiglia.


Applicando questa brevissima considerazione, chiara è la scena comunicativa la complessità del sistema-persona quando parliamo di sovrappeso, dimagrimento o alimentazione. A questa “cinta” partecipano principalmente le modalità del consumo, lo stile e la consapevolezza alimentare, l’attività fisica, lo stress.

Ogni fattore, quanto è importante?

Prendiamo la consapevolezza come esempio, qual è il ruolo?

Sappiamo che nel vudù si registra un sensibile miglioramento nelle guarigioni rispetto ad altre religioni, non solo per l’uso di erbe, medicamenti, cerimoni, etc., ma anche perché è la persona che attivamente e consapevolmente si attiva nel processo curativo, laddove, in altre religioni (e.g. nel cristianesimo), le guarigioni sono “segnali” proiettati da altri (e.g. il Messia, La Chiesa, Il Santo, etc.).

Pertanto, la non-consapevolezza alimentare è l’ateismo, l’alienazione, il distacco dal comportamento alimentare (e.g. utilizzare il cellulare o guardare la TV mentre si mangia).

Il processo di preparazione alimentare, se finalizzato al benessere corporeo, deve, sulla falsariga dell’esempio religioso, possedere un’attività interna creativa e respons-abile. In altri termini è un’attività comunicativa che coinvolge la psicologia sociale (distinta dalla più ampia sociologia), la psicologia della percezione, dell’apprendimento e del comportamento. Nella fattispecie, come “un atteggiamento può essere tradotto in comportamento”.

 

Qui si apre il capitolo dell’essenza interiore, il «Conosci te stesso» (‘Nosce te ipsum’).

La psicologia del prodondo e la teoria dei sistemi complessi possiamo definirli come gli

analizzatori contenutistici dell’essenza interiore, le lenti che utilizziamo per raggiungere il

Conosci (oggettivamente e soggettivamente) te stesso.

Se immaginiamo un impianto intellettualistico che analizzi scientificamente quanto menzionato,

esso potrebbe ricalcare un Castello. I termini sistemica, retroazione e psicologia del profondo sono posizionati nel seminterrato. (Laddove, potendo azzardare con il senno di maggiori approfondimenti e confronti futuri, la Gastronomia è collocata nella “terrazza”: “è la ciliegina sulla torta”.)

In questi due esempi bottom-up possiamo creare un fil-rouge che si estende e si connette all’indagine scientifica top-down, così da transitare, come in un «passaggio di stato» da eloqui prevalentemente interiori/esteriori (sul principio, reso noto dagli studi sulla «sull’osservabilità degli stati mentali», per cui l’intenzione mentale è visibile sul corpo) a “giochi di prospettive” scientifiche che possono farci comprendere quanto analizzato.  


Dunque, da questo punto di vista (top down), da quale ottica, da quali prospettive dovremmo rapportarci ad un fenomeno come quello del sovrappeso, del dimagrimento o dell’adeguata adozione di uno stile alimentare? Possiamo sostenere che, per generare cambiamento, sia sufficiente l’applicazione di più domini scientifici (approccio multidisciplinare)? Oppure occorre collegarli (inter-disciplinarietà)? Altresì, è la transdisciplinarietà la chiave del successo nel lungo periodo? Addizionare, collegare e superare i confini di ogni disciplina costruendo un intervento su misura... Questo è un problema? O il problema?


Ad esempio, sappiamo che la fisica studia l’atomo, la chimica le molecole e le sue aggregazioni, la biologia le bio-molecole, la psicologia la coscienza, la sociologia la società. Ognuna di queste scienze può dare un proprio contributo nella spiegazione di un determinato fenomeno (multi- disciplinarietà). Quando, invece, il fenomeno deve essere spiegato mediante una relazione tra queste discipline parliamo di inter-disciplinarietà. Facciamo un salto in senso inverso: dal top down al bottom up. Cos’è l’atomo e le sue molecole? È l’intra-disciplinarietà; più atomi (diversi) rappresentano la multidisciplinarietà; quando questi si fondono in una molecola, ma possiamo distinguere visivamente un atomo dall’altro, parliamo allora di interdisciplinarietà. Nel momento in cui la distinzione viene meno, creando un qualcosa al di là della semplice aggregazione, è

la transdisciplinarietà. (Abbiamo anche una cross-disciplinarietà: guardare un atomo “con gli occhi” di un altro. Ad esempio, la psicobiologia può studiare come una funzione cognitiva sia legata ad un supporto fisico, una porzione del cervello.)

La multidisciplinarietà è complessità, intreccio: creiamo un mix che analizza un fenomeno dal punto di vista di una disciplina che, pur mantenendo la propria “identità”, ne coinvolge altre e, quindi, generiamo una spiegazione da più punti di vista. Nell’approccio interdisciplinare, invece, creiamo una “fusione” tra queste (es. chimico-fisica, ricerca bio- informatica, geologia, statistica, etc.).

Se dall’intreccio dovesse emergere qualcosa di nuovo, allora parleremo di transdisciplinarietà, id est una interdisciplinarietà la cui attività fa emergere il “nuovo”. Pensiamo ad un argomento affrontato in Gastronomia, la sostenibilità.


La Gastronomia è multidisciplinare (è complessità, puro intreccio); la Gastrosofia è transdisciplinare (è la complessità che “va oltre”). La Gastronomia è ampia; la Gastrosofia è profonda. (Tuttavia, quando la Gastrosofia tenta di spiegare un particolare fenomeno, come il sovrappeso, dalla sua prospettiva diventa cross-disciplinare.)

Ma cosa centra tutto questo con il circuito cerebrale?

Facciamo un altro esempio che spieghi il precedente. Quando affermiamo che la lunga esposizione agli Endocrine-disrupting chemicals (EDC) sia in grado di modificare la nostra salute (e.g. tumori) e il nostro corpo dei nostri figli (obesità infantile) senza che essi ne siano mai venuti a contatto (‘memoria epigenetica genitoriale’), parliamo di intra-disciplinarietà, dal momento che indaghiamo la correlazione tra gli EDC e i cambiamenti fenotipici (riferimenti in Obesity and diabetes: from

genetics to epigenetics).

Possiamo, d’altro canto, parlare di come migliorare la salute tramite interventi specifici alimentari,

integratori o nutrienti depuranti, spostandoci su una prospettiva interdisciplinare.

(Questo intervento dovrebbe essere impiegato obbligatoriamente da tutti i genitori, dato che sono in

grado di “biforcare” la realtà dei figli prima che essi vengano al mondo.)


A mia conoscenza – i fattori da indagare sono essenzialmente tre ed in diverse percentuali: il 30% riguardano “le parti” interiori dell’individuo (e.g. inconscio, consapevolezza, sistema enterico,

secrezioni ormonali, etc.); il 40% quelle esterne (come l’intromissione dei fenomeni persuasivi

interferiscano con le nostre scelte; un esempio è il diffuso effetto priming), il 30% ecologici (e.g. l’impact factor degli EDC sul sistema neurotrasmettitoriale). Questi tre fattori dovrebbero essere citati quando si parla dell’influsso “esoterico” del sovrappeso.


Il quadro si complica quando inseriamo un “ingrediente” fondamentale al giuoco di prospettive poc’anzi descritto: la retroazione. Una capacità di un sistema (come quello umano: C.A.S., ovvero ‘sistema complesso adattivo’) che scardina le nostre certezze. La retroazione è l’anima (o il fantasma?) del sistema: la persona mangia con consapevolezza, pratica tecniche di gestione dello stress, attività fisica, è vigile sui doveri alimentari, ma…qualcosa ad un certo punto va storto: una reliquia del passato (un trauma) contamina i suoi risultati. Questo residuo psicologico retroagisce con tutti i fattori che, con impegno e costanza, erano stati collocati in uno stato di perfetto allineamento con la sua realtà. Tutto il sistema partecipa alla retroazione. Un piccolo discostamento sotto l’influenza del butterfly effect e tutto il sistema va in cortocircuito (per tale motivo il peggioramento, con effetto cumulativo è, di anno in anno, peggiore!). È l’impatto dell’inconscio sul cervello, ovvero sul corpo.

Non abbiamo “guardato” nel seminterrato!


Claudio A. Lombardo

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