SOVRAPPESO E LEGAMI MORBOSI: QUANDO IL CORPO DEL FIGLIO È VITTIMADEL SENTIMENTO MATERNO

articolo a cura di Claudio A. Lombardo

Laureando in Scienze dell'Alimentazione e Gastronomia


Tanto ampia è la massa di esperienze richiamate nel fenomeno dell’obesità. Una tra queste può originarsi da un attaccamento “senza limiti” alla madre.

Le deformazioni dell’amore materno, meglio note con il termine “mammismo”, sembrano essere una specialità culturale tipicamente italiana, come la pizza o il tiramisù, ma dagli effetti enormemente più seri, sui quali abbiamo tendenza a scherzare - anche se si tratta di un fattore importante.

L’eccessiva importanza attribuita al cibo può presentarsi come un attaccamento senza difese ai genitori o come il loro ostile rigetto. Anche Hamburger (1951), in Emotional aspects of obesity, sulla base dell’esame psicanalitico di pazienti obesi, osserva come il significato simbolico del cibo può caricarsi dei connotati più disparati, spesso contraddittori. L’obesità può presentarsi come il prodotto di una manipolazione mal calcolata nel distacco dall’identificazione tra madre/figlio non appena questi ha bisogno di rendersi indipendente.

Tale indipendenza può essere ostacolata da una sorta di predominio e competizione affettiva tra i due genitori su chi sia, più di un altro, guardato con occhi romantici dal proprio figlio che è trattato, anche in età adulta, come il bambino mai cresciuto. Tipica la nota querelle tra genitori se il figlio abbia pronunciato prima “ma-ma” o “pa-pa”, mentre un comportamento efficace si concentra sulla sincronica presenza della loro “nube”

affettiva che conquista in modo stabile e armonioso l’esistenza dell’infante affinché conforti la sua presente impotenza e ne agevoli il superamento.

Simbiosi materna

Molti bambini stanno fermi come pupazzi di legno, mentre le madri li spogliano o li vestono.

Perfetta radice di veicolo di un sistema dittatoriale: obbedisci, non obbedire, fai così, non mangiare, non rovesciare, non sporcare, non pulire... non essere!

Le madri che mancano di sicurezza nel loro atteggiamento fondamentale verso il figlio tendono a compensare questa loro incapacità facendolo mangiare troppo e proteggendolo in maniera eccessiva.

In queste condizioni il cibo è investito di un valore emotivo esagerato e serve come succedaneo dell’affetto, della sicurezza e delle soddisfazioni. Purtroppo sono molto più frequenti di quanto si creda questi comportamenti relazionali disfunzionali all’interno della famiglia. In questi termini le madri tendono a restare in simbiosi con l’infante o nei casi più perversi con il semi-adulto così da rimandare la separazione in tarda età. Questo può creare dei problemi, delle alterazioni di varia natura che partono dal sistema neuro-trasmettitoriale e si estendono all’aspetto alimentare.

Un esempio può esser dato da casi in cui nei bambini con disturbi della condotta alimentare è presente

un’assidua presenza nel lettone materno che posticipa il periodo in cui questi dovrebbero accedere,

in maniera graduale, alla separazione con la madre e progressivamente responsabilizzarsi.


L’oggetto del godimento assoluto

Una separazione graduale che differenzia in maniera crescente il corpo della madre e del bambino e in chi soggetto a “mammismo” risulta assente. Il quadro peggiora nel momento in cui i coniugi, entrando nel tunnel della crisi relazionale, stabiliscono l’esilio (frequentemente al “maschile”) di uno dei due genitori in altra sede. Accade spesso che il padre venga relegato nella zona “mobile” del divano, oscurando la sua autorità genitoriale. Il declassamento paterno - e l’ulteriore avvicinamento della madre – pone il/la figlio/a in una posizione in cui la madre è l’“oggetto dell’assoluto godimento”. La relazione madre/bambino viene così saldata simbioticamente tramite l’assolutizzazione del rapporto stesso: “esisti solo tu”. In alcuni casi il bambino viene eletto a completare la vita del genitore o mantenere salda l’unione dei genitori e riscattare le loro delusioni e

frustrazioni. Il livello di ansia e di discordia, come pure l’attaccamento possessivo limita il processo di auto-differenziazione e, dunque, la sua autonomia. In questi casi è difficile per una madre separarsi dal figlio e, per il figlio, creare un naturale distacco dalla madre. Circostanza che, molto spesso, si estende anche nella fase più adulta, in particolare nel momento in cui si entra nel vortice delle false credenze edificate in base alla precaria organizzazione di un determinato contesto sociale che dimora nel deficit economico.

In questo caso fattori come la disoccupazione o le scarse possibilità economiche giustificano la presenza fino all’età adulta del figlio nella culla familiare.

Nello stesso modo il figlio cresce con tali credenze e vede nella famiglia la sola sorgente di sicurezza. Così, se da una parte il sovrappeso può essere conseguenza di un vuoto affettivo dei genitori, dall’altra l’eccessivo attaccamento nel figlio genera altro vuoto che, con ogni probabilità, egli trasferirà nel rapporto con il proprio partner e/o con il tardivo distaccamento dalla “zona” genitoriale. Conseguente sarà la squilibrante contrazione del legame genitore/figlio nella angoscia e nella paura dell’abbandono di tali esiti frustranti.

Padronanza dei limiti del proprio Sé, attaccamento insicuro e bisogni corporei

Secondo Hilde Bruch l’obesità e l’anoressia hanno in comune la stessa matrice patogenetica: l’assenza o l’inadeguatezza delle risposte genitoriali ai segnali attraverso cui il bambino manifesta i suoi bisogni.

Tra le possibili cause di simili “deficit”, Bruch individua l’alto livello di ansia e di discordia che vige nelle famiglie con figlio obeso, unitamente ad un atteggiamento genitoriale soverchiante e possessivo (Bruch, 1957, 1974).

Simili meccanismi limiterebbero l’acquisizione, da parte del bambino, di una padronanza dei limiti del proprio Sé, un’incapacità nel riconoscere e differenziare le sensazioni corporee dalle tensioni emotive, manifestando così un difetto di apprendimento primario: la carenza di una adeguata e accurata percezione dei propri bisogni corporei (Molinari, 2006).

Inoltre, nell’attaccamento insicuro il bambino si trova a fare i conti con questa insicurezza e ambivalenza avendo difficoltà ad effettuare una lettura autonoma del proprio vissuto emotivo e corporeo (Vinai et al. 2011).


Claudio A. Lombardo


Bibliografia

1. Hamburger, Walter W. "Emotional aspects of obesity." Medical Clinics of North America (1951).

2. Bruch, Hilde. "The importance of overweight." (1957).

3. Baughcum, Amy E., et al. "Maternal perceptions of overweight preschool children." Pediatrics 106.6 (2000): 1380-1386.

4. Bruch, Hilde. Eating disorders. Obesity, anorexia nervosa, and the person within. Routledge & Kegan Paul., 1974.

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